Online
Periodico parrocchia del Ss.Antonio Abate e Francesca Cabrini - Sant'angelo Lodigiano
Periodico parrocchia del Ss.Antonio Abate e Francesca Cabrini - Sant'angelo Lodigiano
Logout
Title
Vai ai contenuti

Santa Messa della Domenica


  

25 Febbraio 2024


II DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B


  LITURGIA DELLA PAROLA 



  Prima Lettura

  Il sacrificio del nostro padre Abramo.


  Dal libro della Gènesi (Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18) 

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».

Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».

Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.

L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».


Parola di Dio.   


 

Salmo Responsoriale  Dal salmo 115

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.


Ho creduto anche quando dicevo:

«Sono troppo infelice».

Agli occhi del Signore è preziosa

la morte dei suoi fedeli. R.


Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;

io sono tuo servo, figlio della tua schiava:

tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento

e invocherò il nome del Signore. R.


Adempirò i miei voti al Signore

davanti a tutto il suo popolo,

negli atri della casa del Signore,

in mezzo a te, Gerusalemme. R.    

 


Seconda Lettura  

Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,31b-34)

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? 

Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!


Parola di Dio. 


  Canto al Vangelo (Mc 9,7)5


Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:

«Questi è il mio Figlio, l'amato: ascoltatelo!».


Lode e onore a te, Signore Gesù!





  Vangelo   
  Questi è il Figlio mio, l'amato.


Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,2-10) 

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


Parola del Signore.




Messaggio del Parroco


Carissimi,

una Chiesa aperta, una Chiesa in uscita, è anche una chiesa che non rimane cieca e disinteressata di fronte a quello che le succede attorno. Parlare delle emergenze sociali anche sulle pagine di un bollettino parrocchiale non è dunque fuori luogo. La spiritualità cristiana è una spiritualità incarnata e solo chi parla per partito preso senza conoscere realmente queste cose o è infastidito dalla presa di posizione della Chiesa su alcune questioni, vorrebbe un cristianesimo che stia fuori dalla vita sociale e persino personale, riducendolo ad un riferimento spirituale astratto da vivere tuttalpiù tra le quattro mura della chiesa e nello spazio intimo della propria coscienza, senza che questo possa tradursi ed esplicitarsi in orientamenti e scelte concrete che determinano la condotta morale e la vita sociale (cosa evidentemente impossibile a meno di fare della schizofrenia non più una patologia, ma una cosa normale). Dalle pagine de “Il Cittadino”, che riserva a Sant’Angelo uno spazio praticamente quotidiano, emerge sovente una fotografia della nostra città non propriamente edificante. Si sa che la cronaca da eco più agli episodi “negativi” rispetto a quelli positivi, dati troppe volte un po’ per scontati al punto da non fare più notizia. Per il vero, tante cose belle, positive, legate all’operato delle associazioni, dell’amministrazione e tante volte delle parrocchie e gli oratori trovano anch’esse il loro spazio, così che diventa a tutti evidente che a Sant’Angelo non c’è solo degrado, risse, spaccio e case svaligiate, ma qualcosa di buono succede e si cerca, con tanta fatica, di realizzare. Certo è che non si può dar torto al fatto che alcuni comportamenti reiterati, che sembra impossibile arginare, regalano una pessima nomea alla città barasina. In uno dei miei primi interventi ho invitato tutti a voler più bene a Sant’Angelo, ma non si può pensare oggigiorno che le cose cambino solo perché il parroco lo chiede. C’è un lavoro di coscientizzazione, di educazione civica, di integrazione che ha bisogno di tempo, ma soprattutto del concorso e dell’impegno di tutti i soggetti sociali, dalla scuola alle forze dell’ordine, all’amministrazione, alle associazioni e certo anche alle parrocchie. Purtroppo il buonsenso non si può normare, ma solo educare e l’educare è una operazione complessa che richiede anzitutto un clima di fiducia, di dialogo, una base da cui tutti debbono partire e che non si può dare per assodata. Ancora in questi giorni la cronaca locale mostrava cumuli di rifiuti in zona Gescal, con ratti che si aggiravano tra i sacchi abbandonati praticamente lungo la strada. Quando si parla di Gescal e Pilota è come se fosse scontato che da questi quartieri non potrà mai venire qualcosa di buono per via del fatto che vi abitano soprattutto extracomunitari. Basta però fare un giro intorno alla Basilica per rendersi conto che i maleducati non si annidano solo tra chi non è originario di Sant’Angelo. Le mura della nostra bella chiesa e le viuzze che la circondano sono uno dei luoghi prediletti per far fare ai propri cani i loro bisogni senza neppure l’accortezza di raccoglierli. Tutto questo a un passo dal Comune e dai vigili urbani. Oltretutto non si considera che si tratta di un luogo sacro e onestamente portare appositamente il cane a fare i bisogni contro il muro della basilica mi pare, non solo un gesto maleducato, ma anche irrispettoso. Oltre a questo, ci sono poi tutte le problematiche legate alla povertà, all’emergenza casa, alla disoccupazione, alla forte immigrazione, al disagio giovanile, questioni a ben vedere ancora più importanti e che vanno ben oltre la realtà locale, ma chiedono anche a Sant’Angelo un impegno sempre concertato. Ancora una volta dalle pagine de “Il Cittadino”, nei giorni scorsi, si è appreso della volontà da parte dell’azienda Condevo di Marudo di licenziare 34 operai. La notizia non può non destare anche in me preoccupazione. Ci sono problematiche che possono mettere anche un imprenditore in seria difficoltà, ma bisogna sempre ricordare che la fortuna di un’azienda è il frutto anche del lavorio degli operai e che dietro a 34 lavoratori ci stanno 34 famiglie che senza uno stipendio sicuro potrebbero trovarsi in grandissime difficoltà. L’auspicio è che il dialogo continui e che si trovi la soluzione migliore per tutti che, di sicuro, non può essere quella di licenziare i 34 operai. Lo spazio per scrivere è finito, non certo le cose che si potrebbero e si dovrebbero dire. Come cristiani siamo chiamati in ogni situazione a far prevalere la logica del Vangelo che chiede a tutti, rispetto, onestà, disponibilità al servizio, attenzione agli ultimi.


Il vostro Parroco don Enzo. 




    


  



 

© 2020 La Cordata Online. All Rights Reserved. Designed By Pascvii
© 2020 La Cordata. All Rights Reserved.         Designed By Pascvii
© 2020 La Cordata. All Rights Reserved. Designed By Pascvii
Torna ai contenuti